|
10 Settembre 2002
Tributi a Vittorio De Sica
Roma e Milano hanno ospitato una serie di proiezioni considerate un “tributo a Vittorio De Sica”, ed analoghi omaggi si sono avuti anche in altre località e festival. Opportunamente restaurati, i film presentati in onore del maestro, nato a Sora il 7 luglio 1901, erano: Ladri di biciclette, Umberto D., I bambini ci guardano, Miracolo a Milano. Nella capitale Ladri di biciclette è stato proiettato al Cinema Metropolitan. E’ il caso di ricordare che questo film, considerato tra i capolavori della cinematografia mondiale, non ebbe immediatamente il successo che meritava. Fu proprio al Cinema Metropolitan che a due giorni dall’esordio il film venne tolto dalla programmazione, e sostituito da un prodotto statunitense. Ci fu però un’altra proiezione che ebbe, tra affermati cineasti e giovani cinèfili, ben altro esito. Il Circolo Romano del Cinema, presieduto da Cesare Zavattini, mentre io appartenevo allo staff del segretariato, proiettava ogni domenica, in “mattinata”, al “Barberini” di Roma, le opere più significative della produzione mondiale. Ladri di biciclette era stato realizzato con molto impegno e grande entusiasmo ma tra gravi difficoltà economiche. Non si attingeva, a quel tempo, a un protettivo fondo di garanzia. Produttori e registi dovevano rischiare di tasca propria. Per quell’epoca, abituati come eravamo stati, nell’anteguerra, a film di trionfalismi tipo Scipione l’Africano, o a commedie leggere dette dei “telefoni bianchi” (peraltro ben dirette e interpretate) fu per tutti noi, per la maggior parte studenti, una esperienza nuova che ci lasciò senza fiato.De Sica, dopo la proiezione, uscì festeggiato nella piazza. Lo avvicinai – era appoggiato ai cartelloni pubblicitari del “Barberini” – e gli chiesi ingenuamente: “Maestro… eravamo abituati a film di tutt’altro tipo…. Ma come ha fatto?. Mi rispose, sorridendo, esattamente così: “Caro, ci ho messo un po’ di bontà!”. Giunto a casa, spinto da comprensibile eccitazione, inviai due lettere a Parigi: una all’amico Jean George Auriol, direttore della “Revue du cinéma”, ed una al mio concittadino, senese, Rodolfo Della Felice, che aveva appena assunto la direzione del settimanale degli italiani all’estero, “La Voix d’Italie - La Voce d’Italia". Alla lettera allegai un mio articolo che fu subito pubblicato nel numero di apertura del settimanale, il 14 dicembre 1948: “Trionfo a Roma di Ladri di biciclette”. Riporto qualche frase: “Tutta la Roma cinematografica assisteva allo spettacolo: Rossellini, Isa Miranda, Guarini, Chiarini, De Santis, Lattuada, Germi, Visconti …. Il film è stato accolto trionfalmente, con un delirio di ovazioni e di applausi che resterà memorabile. Mai avevamo visto in Italia opera così completa, così umana, così profonda e matura. De Sica ascoltava con le lacrime agli occhi. I battimani si sono protratti per quindici minuti. Tutti volevano abbracciarlo e baciarlo … siamo assolutamente nel dominio della poesia. De Sica si è posto al vertice della cinematografia italiana contemporanea. Il film è risolto inquadratura per inquadratura. De Sica è presente in ogni attore … siamo di fronte a un capolavoro. Sciuscià è un piedistallo. Ladri di biciclette una statua. La bontà di questo film è un dono che un italiano offre all’umanità … forse il cuore, in queste affrettate informazioni, ha preso il sopravvento sul critico; ma credo che Ladri di biciclette abbia anche questo potere. Il lettore tenga presente che per due anni De Sica ha cercato invano i capitali per realizzare il film e vi è riuscito solo all’ultimo, impegnando anche la camicia …”. Nonostante la promettente “mattinata” per i soci del Circolo romano, di cui parlai anche nel “Progresso d’Italia” di Bologna il 30 dicembre 1948, tuttavia Ladri di biciclette in Italia non “sfondava”, forse anche perché avversato in sede politica. De Sica era deluso e angosciato anche per l’insuccesso finanziario. Il film fu venduto negli U.S.A. per una cifra irrisoria e il fortunato acquirente si coprì d’oro. I miei amici di Parigi ebbero l’idea di creare le “avant-premierères” della “Voce d’Italia”. L’opera venne fatta pervenire per via diplomatica. L’anteprima si svolse giovedì 10 marzo 1949 alla Salle Pleyelx, Fauborg Sanit-Honorè, preceduta dal documentario di Luciano Emmer Romantici a Venezia, commentato da Jean Cocteau. Non erano presenti soltanto gli italiani che risiedevano a Parigi, ma anche il critico Georges Charensol e Jacques Beker – che presentarono il film e il regista -, l’ambasciatore Quaroni, Andrè Gide, Paul Eluard, Renè Clair, Marcel Carnè, Marc Allegret, Renè Clèment, Marcel l’Herbier, Robert Bresson, Madelaine Renaud, Marcello Pagliero, Jean George Auriol, tutta una schiera di attori, attrici, intellettuali. Il grande affollamento impedì a tantissime personalità, anche insigni, di assistere. Gli organizzatori si impegnarono a ripetere le proiezioni, volendo soddisfare tutta la colonia italiana. La cronaca della serata si può leggere nel n. 14 di “La Voix d’Italie” del 15 marzo 1949. Non credo che vi sia altro da aggiungere, salvo forse questa dichiarazione di Marcel l’Herbier che io riportai in un articolo apparso nell’aprile 1949 su “Il Momento” di Roma e su “La cinematografia italiana” intitolato “Dopo il trionfo di Ladri di biciclette” : “si tratta di una vera e propria rivoluzione, è la rivoluzione della verità” un grande soffio salutare s’innalza verso il cinema dalle vie malsane. Questo film è un colpo di grazia. Rende il cinema al cinema. Radicale nel disegno, completo nella esecuzione, questo film PURO ci afferra subito come un rimorso. Dice molto senza farlo pesare. Economizza i mezzi per giustificare i fini. Trova la sua vera forza al di fuori di tutte le forze che non sono quelle della verità. È la forza stessa del cinema”. Dopo la “prima” di Ladri di biciclette Rodolfo Della Felice mi chiese di segnalargli altri film. Fu la volta di Anni difficili di Luigi Zampa, proiettato il 31 marzo 1949. Poi, sempre sotto l’egida della “Voix d’Italie”, altre pellicole, tra cui Cristo proibito di Curzio Malaparte.
|