Barbolino Senatore: quando le nuvole tornano a parlare
Erano gli anni '70 quando per la prima volta in modo dichiarato il fumetto si schierava politicamente: dopo quasi trent'anni è Massimo Bonfatti a dare il suo contributo, disegnando un fumetto per la candidatura al Senato nelle liste dei DS di Giuliano Barbolino.

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3 Aprile 2006

Barbolino Senatore: quando le nuvole tornano a parlare

Sono stati davvero bui gli anni del quinquennio di governo di Silvio Berlusconi, anni in cui l’Italia ha davvero fatto un passo indietro, sia nella ricchezza economica che in quella di spirito. E quanto la stragrande maggioranza degli italiani sia stanca dell’arroganza del Cavaliere, compreso anche una parte del popolo di destra, che sta facendo davvero di tutto per cambiare gli equilibri di potere nel Polo, si può misurare dai toni asperrimi di questa campagna elettorale, che, per la prima volta da molti anni a questa parte, sta coinvolgendo tutti.Stanchi i cittadini di una tasca di giorno in giorno più leggera, stanchi i giovani di un futuro sempre più lontano, stanchi i commercianti, gli imprenditori, le donne, gli anziani, di promesse fatte di vento.

Ma accanto alle manifestazioni di piazza, agli inviti ad un impegno concreto di ciascuno per quanto nelle sua possibilità, ad un abbandono del “vot’antonismo” campanilistico così proprio di una certa cultura politica italiana in funzione di un voto forte, quasi di unità nazionale, la Sinistra in Italia sta cominciando a ritrovare un’altra voce.

È quella degli intellettuali, che dopo cinque anni di torpore, di bavagli più o meno costrittivi, sente che è venuto il momento di combattere nuovamente per riprendersi quei diritti che le erano stati sottratti.E anche quella tra le arti che è sempre stata considerata minore, il fumetto, riprende a lottare.

Erano gli anni ‘70 quando per la prima volta in modo dichiarato il fumetto si schierava politicamente: erano gli anni di Altan e di Staino, di Pazienza e Liberatore.
Dopo quasi trent’anni è Massimo Bonfatti, accantonato momentaneamente Cattivik e Leo Pulp, a dare il suo contributo con Barbolino Senatore (?), un fumetto a colori di 32 pagine scritto e disegnato per la candidatura al Senato nelle liste dei DS di Giuliano Barbolini.

Più di una volta infatti, Massimo Bonfatti ha dichiarato che, come tutte le forme espressive, anche il fumetto è sempre stato veicolo di idee più o meno profonde o nobili, come tutti gli altri medium comunicativi: se fatica ad essere considerato una forma d’arte è perché è ancora vivo il pregiudizio secondo il quale se una cosa è popolare non è arte.

Il fumetto ha invece il grande pregio di riuscire a raggiungere tutti e il fatto poi di essere un medium “bastardo”, dal momento che rappresenta un amalgama di testo scritto e di immagini, lo rende ancora più duttile e adattabile alle più disparate occasioni comunicative.In un momento in cui la televisione sembra essere l’unico mezzo espressivo capace di influenzare le masse, Bonfa riprende carta e penna e lancia la sua sfida.

Barbolino Senatore (?) – Filastrocca satirica a fumetti racconta, con l’ironia e la sagacia tipiche di Bonfa i primi giorni da senatore dell’ex sindaco di Modena, stimato anche dai suoi detrattori politici per l’impegno e la disponibilità che ha sempre dimostrato.
Tra il sogno e la realtà, tra aspettative e desideri, Bonfatti ci racconta le vicende di un modenese a Roma e lo fa con la apparente semplicità che lo ha sempre contraddistinto, con uno stile grafico accattivante che ricorda in parte Jacovitti, sia per la cura della linea, che per la fisionomia dei personaggi, con un occhio attento al movimento e alle inquadrature.
Il ritratto caricaturale che ha scelto di fare di Barbolini, con il tacito assenso del candidato senatore, che ha dimostrato in questo frangente un inatteso spunto autoironico contribuendo attivamente alla creazione del suo alter-ego di carta, acquista fin da subito una grandissima funzionalità espressiva: gli occhi sgranati, le mani tentacolari, le grandi orecchie, sempre pronte ad ascoltare.

Allo stesso modo è interessante la scelta di Bonfatti di riutilizzare per i testi, il distico didascalico in ottonari a rima baciata tipico dei fumetti anni ’20 come quelli del Signor Bonaventura, i fumetti che hanno accompagnato generazioni di bambini dalla pagine del Corrierino, quei personaggi bizzarri e un po’ improbabili che raccontavano di un mondo fiabesco che diventava umano e meraviglioso, di un assurdo che assumeva i connotati di qualcosa di vicino e familiare.

Perché, verrebbe da chiedersi allora, un riferimento così forte a un’epoca da favola, perché questo sincretismo con una campagna elettorale da barricata?
Forse la risposta sta nell’immaginazione che torna al potere dopo i famosi trenta anni, nella favola di una società più giusta che si avvera, nelle nuvole che tornano a parlare.

Flavia Weisghizzi
www.weisghizzi.it

 
 
 
 

 


 
     
 
 
 


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