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31 Luglio 2006
Strage a Cana, 37 i bambini uccisi
L'annuncio di una tregua non ferma i bombardamenti

Nel diciannovesimo giorno di guerra, durante una notte di intensi raid, gli aerei israeliani colpiscono una palazzina nella città di Cana, nel sud del Libano, già teatro di devastazione nel 1996, quando i morti furono più di 100. Una vera e propria carneficina, quella di questa notte: almeno 60 le vittime civili, tra le quali ben 37 bambini, di cui 15 portatori di handicap. Sotto le macerie ancora diversi dispersi, molti degli abitanti erano, infatti, nascosti negli scantinati e sono rimasti sepolti vivi.

Sconvolta l'opinione pubblica israeliana. Di fronte alla condanna unanime della comunità internazionale, Israele ha accettato di sospendere per 48 ore l'attività aerea sul Libano meridionale ed ha chiesto che venga avviata un’inchiesta su quanto accaduto. I militari israeliani coinvolti si giustificano: dalla palazzina colpita erano stati lanciati razzi katiuscia contro Israele e la colpa è degli Hezbollah che usano i civili come «scudi umani».

Il premier israeliano Olmert esprime «profondo dolore» per la strage, e pur dando il via libera ad aiuti per i civili di Cana, sostiene di non poter mettere fine alle ostilità: le forze armate israeliane hanno bisogno di altri 10-15 giorni per terminare le operazioni militari contro Hezbollah e dopo aver annunciato nella notte una tregua di 48 ore che permetterebbe ai civili di fuggire dal Sud del Libano, questa mattina rilancia l'offensiva e studia l'estensione della campagna militare via terra. «La sospensione delle nostre attività aeree non significa in alcun caso la fine della guerra – puntualizza il ministro della Giustizia Haim Ramon - . Al contrario questa decisione ci permetterà di vincere questa guerra e di ridurre le pressioni internazionali».

«Se fosse decretato un cessate il fuoco, gli estremisti rialzerebbero immediatamente la testa – spiega, infatti, il ministro della Difesa Amir Peretz al termine della riunione straordinaria della Knesset aggiungendo - . E Israele ha tutta l'intenzione di impedirlo. Per questo estenderà e rafforzerà le sue operazioni contro gli Hezbollah e l'esercito è già pronto a raggiungere gli obiettivi scelti dal governo». Tanto più che, secondo il titolare della Difesa dello Stato ebraico, alle spalle del movimento radicale sciita figura quello che per anni è stato il nemico numero uno di Israele: l'Iran.

Intanto nel Libano esplode la rabbia. Migliaia di manifestanti inferociti hanno dato l'assalto alla sede dell'Onu, devastandola ed inneggiando a Hezbollah. Sgomberata per precauzione anche la sede dell'Ue.

Il presidente del parlamento libanese, lo sciita Nabih Berri invita alla calma. Dure le parole del premier libanese Siniora che hanno indotto il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice a cancellare la sua visita a Beirut: «Oggi non c'é spazio per altra discussione che non sia su un cessate-il-fuoco immediato e senza condizioni e su un'inchiesta internazionale sul massacro». Intascando l'appoggio di tutte le forze politiche libanesi, il premier ha ringraziato Hezbollah per «i martiri che difendono il Libano».

Indignati i leader arabi e musulmani, compresi i Paesi moderati e la Lega Araba. Il presidente dell'Autorità palestinese, Abu Mazen definisce la strage un «crimine», il presidente siriano Bashar Al Assad parla di «terrorismo di stato» e l'Iran chiede l'incriminazione di Israele.

Intanto continuano i combattimenti sul fronte, dopo il ripiegamento israeliano da Bint Jbeil, si combatte nei villaggi al Khiyan e Tayheb, dove gli israeliani compiono incursioni con soldati e blindati. Il comandante delle operazione in seno allo stato maggiore israeliano, generale Gadi Eisenkraut, ha affermato questa notte che entro mercoledì Israele avrà creato una «fascia di sicurezza» di due chilometri in territorio libanese nella quale non ci sarà più «alcuna infrastruttura Hezbollah».

Almeno 147, sono, invece, i razzi caduti in Galilea, nell'area di Haifa e di Akko, l'antica San Giovanni d'Acri dove è rimasto ferito un giornalista.

Ad allontanare le speranze di uno stop alle ostilità, influiscono anche le minacce venute oggi da Hezbollah di una estensione degli attacchi contro le città israeliane. Un dirigente della milizia sciita ha annunciato «sorprese per gli israeliani oggi o domani». Una minaccia interpretata da molti in Israele come rivolta a Tel Aviv, a 120 km dal confine. Si teme che il cuore economico del paese possa essere colpito dai missili iraniani a lungo raggio Zilzal di cui disporrebbero gli Hezbollah. A difesa di Tel Aviv sono stati schierati da due giorni i missili anti-missili Patriot.

«La situazione è durissima, ma la politica si sta mettendo in movimento e speriamo che nei prossimi giorni ci siano ulteriori passi avanti», ha affermato il ministro degli Esteri e vice presidente Massimo D'Alema, che oggi ha incontrato a Gerusalemme, il negoziatore palestinese, Saheb Erekat, prima di ripartire alla volta di Roma.

«Tutte le crisi mediorientali - ha ricordato il titolare della Farnesina - derivano dall'irrisolta questione israelo-palestinese, e su ciò la Comunità internazionale deve continuare a focalizzarsi».

«Credo che nel momento in cui tutti i riflettori sono puntati sul Libano - ha spiegato D'Alema al termine del colloquio - non dobbiamo dimenticare che la questione delle questioni continua ad essere il tema israelo-palestinese».

«Si tratta - ha concluso D'Alema - di lavorare sul tracciato indicato dal presidente Abu Mazen: un accordo tra le fazioni palestinesi, che porti al rilascio del caporale israeliano rapito, alla fine dei lanci di razzi da Gaza contro le cittadine israeliane, alla fine delle incursioni israeliane; in sintesi ad un cessate il fuoco, alla fine delle ostilità, che consenta ai palestinesi di dar vita ad un governo di unità nazionale che riavvii il processo di pace con Israele».

«L’orrore per la strage di decine di vittime innocenti a Cana deve indurre tutte le parti in conflitto a cessare le ostilità, a consolidare la tregua e ad avviare una via politica di soluzione del conflitto». E' quanto afferma Luciano Vecchi, responsabile esteri della segreteria dei Ds.

«E' ormai evidente – prosegue il diessino - che se si continua sulla strada della violenza non solo ci troveremo di fronte a continue stragi di civili e a distruzioni materiali sempre più irreparabili, ma l'escalation militare rischierà di produrre conseguenze incalcolabili».

«L'impegno della diplomazia italiana e internazionale sta cercando di indicare soluzioni credibili per garantire pace, sicurezza e convivenza – ribadisce l’esponente della Quercia - . Sosteniamo con convinzione lo sforzo di mediazione e di dialogo. Oggi è emersa una disponibilità all'invio di una forza di interposizione internazionale in Libano. E' una straordinaria opportunità che va colta e che può segnare una novità positiva per tutta la regione.

«Occorre - sottolinea ancora Vecchi - passare subito dalla tregua umanitaria ad un effettivo cessate il fuoco, che permetta di portare soccorso alle popolazioni civili e ad arrestare l'estensione del conflitto che assume sempre più un carattere regionale».

«Occorre fermare una spirale che, fomentando odio e disperazione, rischia di minare alla base ogni prospettiva di dialogo e di pace. In questo quadro - conclude il responsabile esteri dei Ds - l'Unione Europea può e deve svolgere un ruolo essenziale per il dialogo tra le parti e per dare soluzioni effettive che riaprano una prospettiva di convivenza nel Medio Oriente».



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