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il salvagente
il progetto

19 Gennaio 2006
"10 Punti per l'Italia digitale". Il progetto DS per il programma di governo dell'Unione

L’Italia digitale per i Ds, tratto da Key4biz


Il video della conferenza stampa con gli interventi


Dieci punti urgenti di programma per rilanciare l’information technology nel paese primo solo per i cellulari di Edoardo Borriello tratto da Affari & Finanza



Il nostro futuro è digitale. ecco dieci proposte per modernizzare il paese, da Il Salvagente

Le agenzie


Il documento "10 punti per l’Italia digitale”, che i Democratici di Sinistra propongono per il programma di governo dell’Unione, è la sintesi di un ampio lavoro politico e parlamentare che ci ha visti impegnati, in un continuo dialogo con gli operatori e gli esperti del settore, su tutti gli aspetti della profonda rivoluzione determinata dalla diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, con numerosi incontri pubblici, iniziative per il controllo degli atti di governo, proposte di legge.
Tale lavoro si è ulteriormente sviluppato attraverso la produzione dei materiali della Commissione Progetto, presentati nella Conferenza programmatica dei DS a Firenze. In particolare, i temi dello sviluppo dell’ Information Comunication Technology sono disseminati in molte parti delle schede di progetto, da quelle relative alla Pubblica Amministrazione alle proposte per la scuola, per l’informazione, per la competitività delle imprese.
In effetti le tecnologie ICT sono il fattore abilitante per introdurre innovazione in molti settori; per una paese che deve ripartire è un volano indispensabile e ogni ulteriore ritardo è una drammatica retrocessione.
Ma non basta: le tecnologie ICT, per l’onda di cambiamento che producono, fanno presagire una discontinuità più profonda, che investe un nuovo modello di società.
Come scriveva Nicholas Negroponte già nel 1995, “l’informatica non riguarda più solo il computer, è un modo di vivere.” (“Essere digitali”).
Per questo, si può affermare che la rivoluzione digitale non riguarda solo gli esperti di tecnologie, ma investe direttamente la politica, in particolare la politica riformista, che considera la coesione sociale parte integrante e addirittura fattore strategico dello sviluppo e della crescita.
I fallimenti della destra dimostrano che la spinta del mercato non basta: non si promuove l’“economia della Rete” senza promuovere la “società della Rete”, anche a partire dalla concreta affermazione dei diritti di cittadinanza digitale (e-inclusion), che sono le condizioni di partenza senza le quali non c’è libertà personale e non c’è sviluppo sociale.
E non può essere soltanto un capitolo in più, un settore di lavoro in più, in collaborazione o addirittura in concorrenza con gli altri settori, come è avvenuto con l’attuale assetto di governo; la rivoluzione digitale è il filo conduttore del progetto politico, è il mainstreming di chi voglia governare i processi della modernità.
Per questo, chi si candida alla guida del paese ha il dovere di indicare un’agenda organica, che sia in grado di cogliere la complessità degli scenari e sappia affrontare, con politiche trasversali, la difficoltà di questa sfida.
Il ritardo tecnologico del nostro paese viene da lontano, ma è innegabile che il governo della destra, che doveva fare dell’innovazione la carta vincente, presenti un consuntivo assai deludente.
Tutti gli indicatori dimostrano che il deficit dell’Italia si è notevolmente aggravato nei confronti degli altri partner europei.
Il World Economic Forum, che molti citano per la classifica generale sulla competitività, stila ogni anno una classifica specifica, che misura, secondo la tecnica del benchmarking, la diffusione delle tecnologie ICT nei vari paesi e il livello di preparazione per utilizzarle. Si tratta del Networked Readiness Index (NRI, www.weforum.org): dal 2001 al 2003 l’Italia, che già non era messa bene, ha perso tre ulteriori posizioni, passando dal 25° al 28° posto, superata dall’Estonia e dalla Nuova Zelanda. Nel 2004, mentre alcune democrazie del nord Europa (Islanda, Finlandia, Danimarca) hanno sorpassato gli Stati Uniti, l'Italia è precipitata dal 28° al 45° posto, ultima fra i 25 partner europei e perfino dopo la Tailandia, la Tunisia, il Cile, la Giordania.
Il rapporto Assinform (www.assinform.it) per il 2005 fa un’analisi disaggregata dell’innovazione ICT: è vero che nelle telecomunicazioni c’è una modesta crescita (+2,9%), ma l’Informatica è sostanzialmente ferma (si passa dal - 0,4% nel 2004 al +0,4% nel primo semestre 2005) a fronte di una spiccata inversione di tendenza di Spagna (+2,3%), Francia (+2,2%), Germania (+1,4%), Regno Unito (+3,2%), senza considerare gli USA (+4,6%). In altre parole, nel 2002-03 eravamo in difficoltà, ma in compagnia di Francia, Germania e buona parte di Europa; ora invece l’Italia arranca da sola.
Di conseguenza, non si immette innovazione nel sistema delle piccole imprese manifatturiere e le stesse imprese IT sono in grande difficoltà, con la perdita del 10% degli addetti negli ultimi 12 mesi.
Insomma, siamo i primi al mondo per il consumo di telefonini (prodotti da altri) e per lo scaricamento di suonerie, ma siamo anche l’unico paese industrializzato al mondo dove l’Information Technology è in discesa.
Non solo, ma anche la mappa geografica interna è molto differenziata: la spesa IT pro capite italiana va dai 550 euro di Torino a 154 di Reggio Calabria; l’investimento IT delle imprese è di 1054 euro per occupato al Nord Ovest; 925 al Centro, cala nel Nord Est a 784 euro e precipita al Sud (468 euro).
Molte “Italie”, dunque, con conseguenze pesanti sui diritti di cittadinanza e sul Sistema Paese.
La società della Rete si costruisce con una visione di sistema, non con interventi settoriali, ben sapendo che le tecnologie sono indispensabili per innovare, ma che la vera innovazione va al di là delle tecnologie.
È una sfida culturale e politica di prima grandezza, che i DS vogliono assumere fra le priorità del loro contributo alle forze dell’Unione per il programma di governo del paese. Abbiamo le carte in regola per ottenere fiducia: per i fatti che abbiamo prodotto quando eravamo al governo e per il lavoro in questi anni di opposizione. Insieme con gli alleati del centro-sinistra dobbiamo proporre al paese la svolta necessaria per modernizzarlo: questo richiede una profonda condivisione dei programmi, il coraggio di realizzarli anche quando impongono di correggere processi di mercato o di modificare assetti consolidati e un forte investimento politico, a tutti i livelli, a cominciare dal vertice della coalizione.
L’”Italia digitale” è una costruzione complessa in cui tutto si tiene, capitale umano e lavoro, infrastrutture, riforma organizzativa e gestionale della Pubblica Amministrazione, politiche industriali e territoriali.
Con i 10 punti che seguono non intendiamo esaurire tutte le questioni; il “cantiere del programma” è ancora aperto per ulteriori contributi e approfondimenti. Ci preme soprattutto affermare che l’innovazione ICT rappresenta un grande asset orizzontale per il governo del paese, un nuovo modello di sviluppo, un salto nel futuro che l’Italia non può attendere: il centrosinistra sarà all’altezza di questa sfida.


Hanno contribuito alla stesura del documento:

Leonardo Bertini
Paolino Madotto
Flavia Marzano
Michele Morciano
Alessandro Osnaghi
Silvia Paparo
Franco Patini
Gilberto Ricci


 

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